La parola conflitto il cui significato deriva dal verbo latino confligere
che significa "urtare, contrastare", richiama oscuri presagi. Nell'accezione
comune tale termine è spesso associato a situazioni negative: liti,
guerre, violenza. Tale accezione è, però, solo la "faccia
oscura", quella peggiore. In realtà il conflitto è confronto,
arricchimento reciproco, cooperazione.
Le implicazioni psico-educative sono, a mio parere, significative poichè
l'accezione negativa del conflitto può spingere le persone ad assumere
atteggiamenti di evitamento o rimozione del conflitto nella relazione interpersonale
che, come vedremo, comportano a lungo andare stress, malessere, solitudine.
Il c. è parte della relazione; ciò significa che è naturale
confrontarsi ( talvolta scontrarsi) con qualcun'altro a meno che non si scelga
una vita priva solitaria, priva di relazioni interpersonali.
La rimozione o repressione dei sentimenti (il "tenersi dentro")
è spesso causa di disagi non solo psichici ma anche fisici (ulcere,
dermatiti, cefalee per citare i casi più frequenti). E' fondamentale
per il proprio ben-essere dunque non evitare il c. ma affrontarlo con modalità
costruttive. Tale riflessione risulta fondamentale se pensiamo ai numerosi
contesti in cui siamo chiamati ad interagire con altre persone: famiglia,
lavoro, relazioni amicali.
L'opposizione espressa in un c., permette all'individuo di non sentirsi completamente
succube in un rapporto. In tal modo, essa esercita un'influenza distensiva,
porta ad un equilibrio interno, rende vitali i rapporti sociali e, soprattutto,
è un mezzo per conservare il rapporto e non sfuggirlo.
TIPOLOGIE E MODALITA' DI RISOLUZIONE (saper essere nel conflitto)
Vi sono aspetti aspetti positivi nel conflitto:
a) aumenta la consapevolezza del proprio ruolo e del proprio potere nella
situazione relazionale con le reazioni della controparte;
b)intensifica la mobilitazione dell'energia psichica e a essere più
efficace nel raggiungimento degli obiettivi;
c)stimola al mutamento e all'attività;
d) aumenta l'identità da parte delle due o più componenti implicate:
ogni c. definisce meglio amici e nemici e la loro reciproca interazione.
Le considerazioni suddette evidenziano l'importanza del c. quale forza unificatrice
nelle relazioni.
Il c., sostiene Coombs , ha una natura duale. Tale sentimento di dualità
si distingue tra un essere e un dover essere, porta con sé un sentimento
di colpa, cioè la paura di una punizione e la tendenza ad eliminarlo
mediante comportamenti la cui finalità è la rimozione del conflitto.
Per tale motivo, il singolo talvolta evita il conflitto e il possibile cambiamento
che esso comporta. In tali situazioni, ciascuno è chiamato a trattare
il problema della paura che ogni conflitto porta con sé con il conseguente
bilancio costi-benefici.
La via di uscita costruttiva consiste nell'affrontare "l'altra persona"
( punto di vista, interessi, bisogni, aspettative) gestendo la paura ed il
senso di colpa. In alcuni casi si può trovare un punto d'incontro,
in altri si rimane sulle proprie posizioni. Ma anche il fallimento della mediazione
è comunque positivo ai fini della autostima personale, in quanto la
sola verbalizzazione delle proprie idee e posizioni è comunque un'affermazione
del proprio Io.
E se non si riesce ad affrontare tali situazioni? Se non si riesce a dire
di "no" quando si vorrebbe? Se la paura di essere allontanati è
tanta? Se ci si sente bloccati e risulta difficile affermare le proprie esigenze?
Sono molte le situazioni di "ingabbiamento": relazioni di coppia,
con i propri genitori, nell'ambiente di lavoro, con gli amici in cui si sperimenta
l'incapacità di affermare se' stessi, i propri bisogni tracciando quel
"sano confine" che permette di prendersi cura della propria esistenza
e non lasciarsi invadere dagli altri.
Ci sono evidentemente accadimenti passati non elaborati efficacemente, ingiunzioni
culturali ed educative che possono ostacolare la capacità della persona
di affrontare tali situazioni con assertività e congruenza; cioè,
con la capacità di dichiarare se' stesso , i propri bisogni, sentimenti
e aspettative.
Le influenze culturali, educative, psicologiche possono essere affrontate
con un professionista e rappresentare una fonte di crescita, un processo di
"liberazione" che porterebbe il soggetto a sperimentare nuovi e
piacevoli orizzonti ed a ridefinire il proprio Io.